IL VANTAGGIO SECONDARIO

Prima di guarire qualcuno, 

chiedigli se è disposto a rinunciare 

alle cose che lo hanno fatto ammalare.

Ippocrate

 

Come mai non riusciamo a smettere di comportarci in un certo modo anche se questo ci fa star male? Cosa ci spinge a rimanere in situazioni dolorose, pesanti e difficili, nonostante il malessere e la rabbia che continuiamo a provare? Provo a spiegarvelo con un esempio. Immaginiamo di svegliarci un giorno con la febbre alta. Dobbiamo andare  lavoro, abbiamo tante commissioni da sbrigare e la sera dovevamo uscire con gli amici. Cresce la rabbia e forse anche un po´ di impotenza. Poi però succede qualcosa d´inatteso. Le persone che amiamo iniziano a darci un mondo di attenzioni, affetto, ci coccolano. Ci aiutano con il lavoro, fanno le nostre commissioni, e invitano a casa gli amici che dovevamo vedere. Questo rappresenta con chiarezza il vantaggio secondario dello star male, in cui qualcuno potrebbe dedicarci più attenzioni.

COSA ACCADE NEI DISTURBI PSICOLOGICI

Nelle problematiche psicologiche questa condizione si riscontra di frequente. Per esempio, tutti quei bambini che di fronte alle liti continue dei genitori, iniziano a manifestare sintomi fisici inspiegabili: mal di testa continui, violenti mal di pancia, fino a tornare a fare la pipì a letto o ad attuare comportamenti violenti. Il vantaggio secondario che ottengono e´ far cessare i litigi dei genitori che ora devono preoccuparsi dei problemi del figlio. Ma i vantaggi secondari si possono ottenere anche in situazioni che non coinvolgono necessariamente gli altri. Un disturbo può diventare l’ostacolo che non ci permette di affrontare una situazione complicata (come decidere di lasciare il proprio partner)o potrebbe impedirci di raggiungere risultati vantaggiosi, come una promozione sul lavoro, perché magari ottenerli vorrebbe dire prendersi più responsabilità, o mettersi alla prova in un campo che non conosciamo.

RINUNCIARE AI VANTAGGI SECONDARI

Dobbiamo aver presente che solitamente chi soffre di un disturbo non e´ consapevole dei vantaggi secondari che questo comporta. Qualora venisse informato, risulterebbe improbabile che questo modifichi la situazione; il rischio è che la persona rifiuti duramente la nostra spiegazione senza trarne alcun beneficio. Bisogna comprendere che se anche ci fosse un vantaggio secondario a sostenere il disturbo (e non è detto che ci sia, poiché è possibile che esistano dei vantaggi secondari ma che non influiscano molto sul mantenimento del problema), questo va visto come un’estrema richiesta di aiuto, una comunicazione spontanea (quindi non controllabile) di malessere. Quel che possiamo fare e´ imparare a chiederci, di fronte a quelle difficoltà che si ripresentano nella nostra vita come un appuntamento fisso, se possa esserci un vantaggio secondario che ci impedisce di superarle.

SE STIAMO MALE, PERCHÉ RESISTIAMO AL CAMBIAMENTO?

Anche se ci troviamo in  uno stato d’equilibrio disfunzionale che ci fa soffrire, è pur sempre un equilibrio, stabile e conosciuto. Cambiare significa spendere energia, esporci a nuove opportunità ma anche a nuovi rischi e pericoli. Spesso per riuscire a rompere la routine occorre scontrarsi con eventi forti che ci scuotono emotivamente: perdere il lavoro, innamorarsi, la fine di una relazione importante, subire un lutto, la nascita di un figlio, una perdita finanziaria, un successo inaspettato, un fallimento, la sintonia speciale con una persona. Questi eventi smuovono il nostro equilibrio vitale, il nostro stile di vita che andava bene fino ad allora, non sembra più adeguato. Si può anche fare finta di nulla e lasciare tutto così com’è.  Ma questo significa assumersi la responsabilità del proprio stare male, senza incolpare il destino.

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